Alessandra Ferreri

Alcuni cenni sul diritto d’iniziativa dei cittadini Europei

L’iniziativa dei cittadini Europei dal titolo «Eat ORIGINal! Unmask your food!»[1] la cui prima fase si è chiusa il 2 ottobre 2019 con la raccolta di oltre 1,1 milioni di firme dei cittadini europei, offre lo spunto per accennare brevemente a tale istituto.

Il diritto di iniziativa dei cittadini europei, strumento previsto dal trattato di Lisbona per consentire ai cittadini di influire sul programma di lavoro della Commissione, è stata istituito nell’aprile del 2012 con l’entrata in vigore del regolamento riguardante l’iniziativa dei cittadini che attua le disposizioni del trattato (reg. UE n. 211/2011 del 16 febbraio, pubblicato l’11 marzo e applicabile dal 1° aprile 2012).

Non si tratta di un vero e proprio diritto di iniziativa legislativa, ma piuttosto della facoltà di “sollecitare” la Commissione europea a presentare proposte normative su una determinata materia.

Per essere ammissibile l’azione proposta non deve esulare manifestamente dalla competenza della Commissione di presentare una proposta legislativa e non deve essere manifestamente ingiuriosa, futile o vessatoria né manifestamente contraria ai valori dell’Unione. Solo in presenza di tali condizioni, la registrazione dell’iniziativa, effettuata dai promotori prima della raccolta delle firme su un apposito registro elettronico tenuto dalla Commissione, sarà confermata.

Una volta confermata la registrazione, i comitati promotori avranno a disposizione 1 anno per raccogliere le firme necessarie, su carta o anche a mezzo Internet; ultimata la raccolta delle firme, la proposta passerà all’esame della Commissione che è tenuta a pubblicare senza indugio l’iniziativa dei cittadini sul suo registro e a ricevere gli organizzatori a un livello appropriato per consentire loro di esporre in dettaglio le tematiche sollevate dall’iniziativa dei cittadini. Ma soprattutto ha l’obbligo entro tre mesi, di esporre in una comunicazione (trasmessa anche al Parlamento europeo e al Consiglio) le sue conclusioni giuridiche e politiche riguardo all’iniziativa, l’eventuale azione che intende intraprendere e i suoi motivi per agire o meno in tal senso.

Al seguente link su ec.europa.eu possono essere visionate le iniziative dei cittadini europei per le quali è attualmente in corso la raccolta delle firme.

Avv. Alessandra Ferreri


[1] Tale iniziativa è stata promossa dalla Coldiretti e gode del sostegno di numerose organizzazioni e sindacati di rappresentanza europei, quali la Fnsea (il maggior sindacato agricolo francese), la Ocu (la più grande associazione di consumatori spagnola), Solidarnosc (storico e importante sindacato polacco), la Upa (l’Unione dei piccoli agricoltori in Spagna), Slow Food, Fondazione Univerde, Gaia (associazione degli agricoltori greci), Green protein (Ong svedese), e molti altri.

L’obiettivo dichiarato dell’iniziativa è imporre dichiarazioni di origine obbligatorie per tutti i prodotti alimentari al fine di prevenire le frodi, tutelare la salute pubblica e garantire il diritto all’informazione dei consumatori.