Alessandra Ferreri

Breve analisi del “Report on the protection and enforcement of intellectual property rights in third countries” pubblicato dalla Commissione Europea

L’8 gennaio 2020 è stato pubblicato il “Report on the protection and enforcement of intellectual property rights in third countries“.

La relazione, pubblicata ogni due anni a partire dal 2006 (l’ultima risale al 21 febbraio 2018) rientra nell’azione della Commissione tesa a rafforzare la protezione dei diritti di Proprietà Intellettuale nei Paesi Terzi.

Attraverso l’identificazione di quei paesi al di fuori dell’Unione Europea in cui lo stato della protezione e dell’applicazione della proprietà intellettuale suscita la maggiore preoccupazione, la relazione mira a migliorare la protezione ed il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale in tutto il mondo (mediante la conclusione di accordi bilaterali e regionali commerciali, una serie di studi e convegni con i paesi partners del mondo, programmi di supporto tecnico) ed inoltre  ad informare i titolari dei diritti, comprese le PMI, dei potenziali rischi nella conduzione di affari in alcuni Paesi.

Nella relazione vengono individuate due categorie di paesi terzi “a rischio”: i “paesi prioritari” definiti come quei paesi ove la protezione e il rispetto dei diritti IP è problematica non in termini assoluti ma in quanto causa di un elevato pregiudizio economico per gli interessi dell’Unione Europea; ed altri paesi, con cui l’UE ha già concluso o sta per concludere accordi di libero scambio, ove la situazione dei diritti IP necessita di essere particolarmente monitorata.

I “paesi prioritari” sono suddivisi secondo tre gradi di priorità e sono i seguenti:

Priority 1: China

Priority 2: India, Indonesia, Russia, Turkey and Ukraine

Priority 3: Argentina, Brazil, Ecuador, Malaysia, Nigeria, Saudi Arabia and Thailand

La Cina era collocata al primo grado di priorità già nella precedente relazione e mantiene tale posizione a causa delle persistenti rilevanti dimensioni delle problematiche legate alla tutela dei diritti IP: da essa ha origine la maggior parte di prodotti contraffatti e oggetto di pirateria che raggiungono l’Europa, sia in termini di volume che in termini di valore. Più dell’80% dei sequestri di beni contraffatti o oggetto di pirateria effettuati dalle dogane Europee provengono dalla Cina.

Rispetto alla precedente relazione la Commissione ha individuato due nuovi paesi collocati al grado di priorità 3: la Nigeria e l’Arabia Saudita, entrambi per il loro ruolo di cruciali paesi di transito delle contraffazioni verso l’Europa e l’Arabia Saudita anche per la pirateria on line e satellitare realizzata su larga scala.

Gli Stati Uniti sono stati rimossi dalla lista dei “paesi prioritari”, alla luce della proficua partecipazione in consessi internazionali, quali il Consiglio TRIP’s, l’ OECD (l’Organizzazione per la Cooperazione e lo sviluppo Economico) oltre che per il loro coinvolgimento in discussioni bilaterali nell’ambito del Gruppo di Lavoro Trans-Atlantico sui diritti IP”. Ciononostante, la Commissione Europea continua a rimanere perplessa sui mancati progressi da parte degli US nell’attuazione della decisione arbitrale del WTO relativa all’Irish Music [1]

Rientrano nel gruppo di “paesi che devono essere attentamente monitorati” il Canada, la Corea del Sud, il Messico e il Vietnam; ma anche Israele, il Marocco il Paraguay, le Filippine, il Sud Africa la Svizzera e gli Emirati Arabi.

In merito al Canada, nonostante i progressi nell’ambito della protezione dei diritti IP, il suo sistema presenta ancora alcuni rilevanti difetti. Ampie eccezioni nell’applicazione della legge sul copyright foriere di danni per i titolari dei diritti; l’inefficacia del “notice and notice regime”, introdotto nel Gennaio 2015 nello scoraggiare le violazioni di copyright online da parte dei consumatori e degli ISP: l’unico modo per ottenere l’eliminazione di contenuti scaricati illegalmente rimane l’azione giudiziaria. Secondo i soggetti coinvolti nell’indagine, poi, il Canada continua ad ospitare siti web che offrono contenuti piratata e che godendo dell’anonimato garantito dal sistema di registrazione dei domain names, rendono difficile ai titolari dei diritti ottenere il blocco del sito. Infine, l’inadeguatezza degli strumenti attribuiti alle autorità doganali (ad esempio in relazione al sequestro e alla distruzione dei beni contraffatti) e la scarsezza di risorse che impedisce di ostacolare efficacemente il passaggio delle merci contraffatte lungo i confini.

Avv. Alessandra Ferreri


[1] Si tratta di un caso sollevato dall’UE innanzi al WTO, e basato su un ricorso dell’Irish Music Rights Organization, IMRO, contro un articolo della US Copyright law che autorizza la diffusione e trasmissione di musica nei bar, ristoranti, negozi e magazzini via radio o televisione senza il pagamento di royalties ai titolari dei diritti.