Gian Paolo Valcavi

Decreto dignità: una lettura aggiornata del testo del D.lgs. 81/2015

Premessa

La scelta di tecnica legislativa adottata dal Governo non è certamente delle più felici.

L’introduzione di novità che vanno a sostituire singole parole o commi di norme pone sempre un problema di coordinamento. A maggior ragione se ciò avviene con un decreto legge, che, senza premurarsi di introdurre norme transitorie, è entrato in vigore il 14 luglio e che è attualmente soggetto a modifiche durante i lavori parlamentari.

Nell’attesa che il testo delle nuove norme superi, dopo l’approvazione alla Camera di ieri, anche il vaglio del Senato, si è pensato di semplificare la lettura degli articoli modificati, fornendo un testo aggiornato.

In grasseto le novità e con carattere barrato i commi o le parole che vengono espunte dal testo normativo.

Come cambia l’art. 19 del D.lgs. 81/2015

Ecco il testo della norma aggiornato.

Art. 19 – Apposizione del termine e durata massima

  1. Al contratto di lavoro subordinato può essere apposto un termine di durata non superiore a trentasei mesi. Al contratto di lavoro subordinato può essere apposto un termine di durata non superiore a dodici mesi. Il contratto può avere una durata superiore, ma comunque non eccedente i ventiquattro mesi, solo in presenza di almeno una delle seguenti condizioni: a) esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività, ovvero esigenze sostitutive di altri lavoratori; b) esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell’attività ordinaria.
  1. Fatte salve le diverse disposizioni dei contratti collettivi, e con l’eccezione delle attività stagionali di cui all’articolo 21, comma 2, la durata dei rapporti di lavoro a tempo determinato intercorsi tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore, per effetto di una successione di contratti, conclusi per lo svolgimento di mansioni di pari livello e categoria legale e indipendentemente dai periodi di interruzione tra un contratto e l’altro, non può superare i trentasei ventiquattro (Decreto Legge n. 87/2018) mesi. Ai fini del computo di tale periodo si tiene altresì conto dei periodi di missione aventi ad oggetto mansioni di pari livello e categoria legale, svolti tra i medesimi soggetti, nell’ambito di somministrazioni di lavoro a tempo determinato. Qualora il limite dei trentasei ventiquattro mesi sia superato, per effetto di un unico contratto o di una successione di contratti, il contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato dalla data di tale superamento.
  2. Fermo quanto disposto al comma 2, un ulteriore contratto a tempo determinato fra gli stessi soggetti, della durata massima di dodici mesi, può essere stipulato presso la direzione territoriale del lavoro competente per territorio. In caso di mancato rispetto della descritta procedura, nonché di superamento del termine stabilito nel medesimo contratto, lo stesso si trasforma in contratto a tempo indeterminato dalla data della stipulazione.
  3. Con l’eccezione dei rapporti di lavoro di durata non superiore a dodici giorni, l’apposizione del termine al contratto è priva di effetto se non risulta, direttamente o indirettamente, da atto scritto, una copia del quale deve essere consegnata dal datore di lavoro al lavoratore entro cinque giorni lavorativi dall’inizio della prestazione.  Con l’eccezione dei rapporti di lavoro di durata non superiore a dodici giorni, l’apposizione del termine al contratto è priva di effetto se non risulta da atto scritto, una copia del quale deve essere consegnata dal datore di lavoro al lavoratore entro cinque giorni lavorativi dall’inizio della prestazione. L’atto scritto contiene, in caso di rinnovo, la specificazione delle esigenze di cui al comma 1 in base alle quali è stipulato; in caso di proroga dello stesso rapporto tale indicazione è necessaria solo quando il termine complessivo eccede i dodici mesi. 
  4. Il datore di lavoro informa i lavoratori a tempo determinato, nonchè le rappresentanze sindacali aziendali ovvero la rappresentanza sindacale unitaria, circa i posti vacanti che si rendono disponibili nell’impresa, secondo le modalità definite dai contratti collettivi.

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Art. 21 – Proroghe e rinnovi

O1. Il contratto può essere rinnovato solo a fronte delle condizioni di cui all’articolo 19, comma 1. Il contratto può essere prorogato liberamente nei primi dodici mesi e, successivamente, solo in presenza delle condizioni di cui all’articolo 19, comma 1. I contratti per attività stagionali, di cui al comma 2, possono essere rinnovati o prorogati anche in assenza delle condizioni di cui all’articolo 19, comma 1. 

1. Il termine del contratto a tempo determinato può essere prorogato, con il consenso del lavoratore, solo quando la durata iniziale del contratto sia inferiore a trentasei ventiquattro mesi, e, comunque, per un massimo di cinque quattro volte nell’arco di trentasei ventiquattro mesi a prescindere dal numero dei contratti. Qualora il numero delle proroghe sia superiore, il contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato dalla data di decorrenza della sesta quinta proroga.

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Art. 28 – Decadenza e tutele

1. L’impugnazione del contratto a tempo determinato deve avvenire, con le modalità previste dal primo comma dell’articolo 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, entro centoventi centottanta giorni dalla cessazione del singolo contratto. Trova altresì applicazione il secondo comma del suddetto articolo 6.

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Art. 34 – Disciplina dei rapporti di lavoro

  1. In caso di assunzione a tempo indeterminato il rapporto di lavoro tra somministratore e lavoratore è soggetto alla disciplina prevista per il rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Nel contratto di lavoro è determinata l’indennità mensile di disponibilità, divisibile in quote orarie, corrisposta dal somministratore al lavoratore per i periodi nei quali egli rimane in attesa di essere inviato in missione, nella misura prevista dal contratto collettivo applicabile al somministratore e comunque non inferiore all’importo fissato con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali. L’indennità di disponibilità è esclusa dal computo di ogni istituto di legge o di contratto collettivo.
  2. In caso di assunzione a tempo determinato il rapporto di lavoro tra somministratore e lavoratore e’ soggetto alla disciplina di cui al capo III per quanto compatibile, con esclusione delle disposizioni di cui agli articoli 19, commi 1, 2 e 3, 21, 23 e 24. In caso di assunzione a tempo determinato il rapporto di lavoro tra somministratore e lavoratore è soggetto alla disciplina di cui al capo III, con esclusione delle disposizioni di cui agli articoli 23 e 24. Il termine inizialmente posto al contratto di lavoro può in ogni caso essere prorogato, con il consenso del lavoratore e per atto scritto, nei casi e per la durata previsti dal contratto collettivo applicato dal somministratore.
  3. Il lavoratore somministrato non è computato nell’organico dell’utilizzatore ai fini dell’applicazione di normative di legge o di contratto collettivo, fatta eccezione per quelle relative alla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro. In caso di somministrazione di lavoratori disabili per missioni di durata non inferiore a dodici mesi, il lavoratore somministrato è computato nella quota di riserva di cui all’articolo 3 della legge 12 marzo 1999, n. 68.
  4. Le disposizioni di cui all’articolo 4 e 24 della legge n. 223 del 1991 non trovano applicazione nel caso di cessazione della somministrazione di lavoro a tempo indeterminato, cui si applica l’articolo 3 della legge n. 604 del 1966.

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Riassumendo

NEL CASO DI CONTRATTO A TERMINE FINO A 12 MESI

Il contratto a termine può essere liberamente stipulato, cioè senza causale, se ha durata fino a 12 mesi.

All’interno di tale durata (12 mesi) qualora e quando ci si trovi di fronte al primo rapporto, si può prorogare la durata inziale sino al limite massimo di 12 mesi.

In sostanza, si è tornati alla prima versione del contratto a termine come prevista dalla Legge Fornero (L. 92/2012). Infatti, la possibilità di stipulare un contratto a termine acausale viene concesso solo per una volta.

Laddove, quindi, venga stipulato un contratto a termine acausale di durata inferiore ai 12 mesi, questo non potrà essere rinnovato,se non in presenza delle motivazioni specificatamente elencate dal decreto, poichè la nuova norma (in vigore dal 14 luglio) concede un’unica opportunità di utilizzo dell’acausalità.

SE CONTRATTO E’ DI DURATA SUPERIORE AI 12 MESI (O LO DIVENTA PER VIA DI PROROGHE)

In qualunque ipotesi si voglia (sin dall’inizio) o con uno o più proroghe superare la durata di 12 mesi è necessario che sussista una delle causali previste dal nuovo testo dell’art. 19.

Si tratta di due diverse causali:

  1. esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività, ovvero esigenze sostitutive di altri lavoratori;
  2. esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell’attività ordinaria.

Quindi, la norma distingue tra esigenze estranee all’attività ordinaria del datore di lavoro o rientranti nella stessa.

Pertanto, se le attività sono tipiche dell’attività ordinaria i limiti di utilizzo di un contratto di durata superiore ai 12 mesi (o di un secondo rapporto dopo il primo acausale) sono molto ristretti: si deve, infatti, trattare della necessità di affrontare un evento non programmabile (quindi, non le punte stagionali, in quanto prevedibili).

Nel caso, invece, di attività estranee all’ordinaria attività del datore di lavoro, le motivazioni sono connesse ad esigenze temporanee ed oggettive (l’uso della congiunzione impone che questi due requisiti sussistano contemporaneamente).

LE PROROGHE

Il numero massimo delle proroghe è di quattro nell’ambito dei ventiquattro mesi.

Se con le proroghe si superano i 12 mesi il contratto deve essere supportato da una causale ex art. 19.

I RINNOVI

La disciplina dei rinnovi è molto più stringente rispetto alla disciplina previgente.

Infatti, in caso di rinnovo (quindi di un nuovo contratto a tempo determinato) l’atto scritto deve contenere la specificazione di una delle causali previste al comma 1, anche se il precedente contratto acausale ha avuto una durata inferiore ai 12 mesi.

Ad esempio, se si stipula un contratto acausale a termine di 6 mesi:

  • si può liberamente prorogarlo purchè entro la durata massima di 12 mesi;
  • si deve indicare una causale, ex art. 19, se si vuole procedere con un rinnovo, anche se di durata tale da non superare, sommato al precedente, la soglia dei 12 mesi.

Perciò la persona con cui ho stipulato un contratto a termine acausale di qualunque durata inferiore ai 12 mesi diventa difficile da reinserire in azienda.

LA SOMMINISTRAZIONE

Nella somministrazione vengono introdotte le causali tra agenzia di somministrazione e lavoratore con le stesse modalità previste per i contratti a tempo determinato.

Il contratto a tempo determinato tra somministratore e somministrato può essere liberamente stipulato fino a 12 mesi. Se non è il primo contratto o lo stesso supera la soglia dei dodici mesi occorre una delle due causali previste dall’art. 19.

LA MANCANZA DI UNA NORMA TRANSITORIA 

Il Decreto non ha norma transitoria.

Quindi:

  • I contratti in corso sono pienamente assoggettati alla nuova disciplina, in caso di modifiche contrattuali;
  • In ogni caso, non si possono prorogare o rinnovare contratti che abbiano superato i 24 mesi;
  • La proroga di un contratto a termine di 12 mesi è assoggettata al regime delle causali, ex art. 19.

Gian Paolo Valcavi