Ivan Fossati

I principi cardine della Riforma della crisi di impresa e dell’insolvenza

Premessa

La Commissione di studio per l’elaborazione degli schemi di decreto legislativo 1557/17 ha predisposto due dei tre schemi progettati, ovvero:

  • quello destinato a dar vita ad un “codice della crisi e dell’insolvenza”, che rimpiazzerà integralmente il r.d. n. 267 del 1942 e la legge n. 3 del 2012 (in attuazione degli artt. da 1 a 9, 13, 15, 16 della legge delega),
  • e quello volto ad apportare modifiche ad alcune disposizioni del codice civile in materia societaria.

La ratio della riforma

La riforma è stata definita, da più parti, “epocale”.

Che, in effetti, costituisca una svolta rispetto all’attuale disciplina – varie volte modificata, ma mai in maniera organica – lo si intuisce già dal superamento del termine “fallimento”, con il relativo disvalore sociale che da sempre lo accompagna, sostituito con l’espressione “liquidazione giudiziale”.

La ratio che ispira la riforma è, infatti, quella di preservare il valore aziendale, favorendo l’emersione tempestiva della crisi attraverso particolari procedure di allerta e l’intervento di soggetti qualificati, e di riabilitare l’imprenditore (purché onesto) che abbia riportato un insuccesso senza tagliarlo fuori dal circuito economico.

Una sintesi delle principali novità

Vanno in tale direzione le principali novità introdotte dalla legge delega di cui si riporta una breve sintesi nell’attesa di leggere i testi definitivi dei decreti attuativi:

  • sostituzione del termine “fallimento” e dei suoi derivati con l’espressione liquidazione giudiziale;
  • eliminazione dell’ipotesi della dichiarazione di fallimento d’ufficio;
  • elaborazione e introduzione di una definizione dello stato di crisi, intesa come probabilità di futura insolvenza;
  • adozione di un unico modello processuale per l’accertamento dello stato di crisi o di insolvenza particolarmente celere anche in fase di reclamo;
  • assoggettamento al procedimento di accertamento dello stato di crisi o di insolvenza di ogni categoria di debitore (persona fisica o giuridica, ente collettivo, consumatore, professionista o imprenditore commerciale, agricolo, artigiano), con una distinta disciplina degli esiti;
  • recepimento, ai fini della competenza territoriale, della nozione di “centro degli interessi principali del debitore” definita dall’ordinamento dell’Unione Europea;
  • prevalenza delle proposte che comportino il superamento della crisi assicurando la continuità aziendale, anche tramite un diverso imprenditore;
  • semplificazione, in raccordo con le disposizioni sul processo civile telematico, della disciplina dei diversi riti speciali previsti dalle disposizioni in materia concorsuale;
  • aggiornamento delle modalità di notifica degli atti nei confronti del debitore, attraverso il principale utilizzo dell’indirizzo di posta elettronica certificata del debitore risultante dal registro imprese o dall’INI-PEC con previsione di una procedura telematica alternativa;
  • riduzione della durata e dei costi delle procedure concorsuali, anche attraverso misure di responsabilizzazione degli organi di gestione e di contenimento delle ipotesi di pre-deduzione;
  • specializzazione dei giudici addetti alla materia concorsuale, con adeguamento degli organici degli uffici giudiziari;
  • istituzione presso il Ministero della giustizia di un albo dei soggetti, costituiti anche in forma associata o societaria, destinati a svolgere, su incarico del tribunale, funzioni di gestione o di controllo nell’ambito delle procedure concorsuali, con indicazione dei requisiti di professionalità, indipendenza ed esperienza necessari per l’iscrizione;
  • armonizzazione delle procedure di gestione della crisi e dell’insolvenza del datore di lavoro con le forme di tutela dell’occupazione e del reddito dei lavoratori.

Lo studio SCF continuerà a monitorare i lavori di predisposizione dei decreti attuativi e nei prossimi articoli sull’argomento seguiranno approfondimenti su ciascuna delle principali novità della riforma.

Ivan Fossati