Ivan Fossati

Il CNDCEC ha varato gli indici della crisi

Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (“CNDCEC”), in esecuzione della delega conferita dal co. 2 dell’art. 13 del Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza[1], ha appena varato gli indici della crisi in un documento ora sottoposto all’approvazione del MISE.

Il documento non si risolve in un mero elenco di indici e singoli algoritmi, ma si propone di definire un percorso diagnostico per la valutazione dello stato di salute dell’impresa che si snoda attraverso varie “stazioni”, con una strutturazione degli indici che è stata definita “ad albero”. Tale percorso di rilevazione dovrebbe essere tracciato, secondo il documento del CNDCEC con una periodicità almeno trimestrale in coerenza anche con gli obblighi di segnalazione previsti dall’art. 14 del Codice della Crisi di impresa e dell’insolvenza.

  1. La prima “stazione” del percorso diagnostico sullo stato di salute dell’impresa

Nell’ambito del percorso diagnostico tracciato dal documento del CNDCEC, assumono un ruolo preminente i seguenti indici:

  1. La presenza di un patrimonio netto positivo e almeno pari al minimo di legge quale assenza dell’evidenza di un pregiudizio attuale alla continuità aziendale;
  2. L’assenza di reiterati e significativi ritardi di pagamento.

Con riferimento all’indice di cui al punto b), il documento del CNDCE ne individua la rilevanza quando: (i) essi comportino non episodiche azioni esecutive da parte dei creditori;

(ii) l’interruzione delle forniture o la loro subordinazione a pagamenti a vista, con pregiudizio per il normale afflusso degli approvvigionamenti;

(iii) quando i ritardi superiori a 30 giorni nel pagamento dei tributi, dei contributi e delle retribuzioni si verifichino in via ricorrente;

(iv) quando i ritardi nei pagamenti dei debiti bancari per una durata superiore a 90 giorni abbiano comportato la revoca degli affidamenti o la decadenza dal beneficio del termine.

 

  1. La seconda “stazione” del percorso diagnostico sullo stato di salute dell’impresa

In presenza di un patrimonio netto positivo e in assenza di ritardi (rilevanti e significativi) nei pagamenti, il documento del CNDCE prevede di verificare il rispetto dello specifico indice c.d. DSCR (debt service coverage ratio) a 6 mesi almeno pari ad 1. Si tratta di un indice costituito dal rapporto tra i flussi al servizio del debito ed il debito che deve essere servito, utilizzabile a condizione che siano disponibili i dati prognostici (tra cui il budget di tesoreria) e che tali dati siano ritenuti affidabili dall’organo di controllo.

 

  1. La terza “stazione” del percorso diagnostico sullo stato di salute dell’impresa

Allorquando il DSCR non sia utilizzabile, il documento del CNDCE prevede 5 indici – con soglie diverse a seconda del settore –  che rilevano se risultano violati tutti congiuntamente.

Si tratta dell’ultima stazione del percorso diagnostico costituita dai seguenti indici:

  1. Indice di sostenibilità degli oneri finanziari in termini di rapporto tra gli oneri finanziari e il fatturato;
  2. Indice di leverage o di adeguatezza patrimoniale in termini di rapporto tra patrimonio netto e debiti totali;
  3. Indice di ritorno liquido dell’attivo in termini di rapporto tra cash flow e attivo;
  4. Indice di liquidità in termini di rapporto tra attività a breve termine e passivo a breve termine;
  5. Indebitamente previdenziale e tributario in termini di rapporto tra esso e l’attivo.

 

  1. Gli indici specifici per le start-up e le PMI innovative, le imprese in liquidazione, le imprese costituite da meno di due anni

In osservanza della delega conferita dal citato co. 2 dell’art. 13 del Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza, il documento del CNDCE ha anche individuato specifici indici per determinate categorie di imprese:

  1. start-up e PMI innovative: per tali imprese non rilevano l’assenza i ricavi ed i risultati economici negativi e in generale gli altri indici di crisi che valgono per le altre imprese; è invece rilevante la capacità di tale categoria di imprese di ottenere risorse finanziarie e la prosecuzione dell’attività di studio e sviluppo; in questo caso indice di crisi e la sua sospensione per almeno 12 mesi;
  2. imprese in liquidazione: per tali imprese rilevano 1) il rapporto tra il valore di realizzo dell’attivo liquidabile e il debito complessivo della società, 2) i reiterati e significativi ritardi nei pagamenti, 3) il DSCR inferiore ad 1;
  3. imprese costituite da meno di 2 anni (con esclusione di quelle che sono succedute ad altre nell’esercizio o gestione dell’azienda, per effetto ad esempio di scissioni, fusioni, affitto o cessione di rami d’azienda): si applicano i soli indici relativi al patrimonio netto negativo.

 

Il documento del CNDCEC avverte infine che non è sufficiente, né necessaria la violazione degli indici perché si concretizzi un fondato sospetto dal quale scaturisca l’obbligo segnaletico di cui all’art. 14 del Codice della Crisi di impresa e dell’insolvenza, e ciò in quanto gli indici potrebbero essere forieri sia di “falsi negativi” (incapacità di intercettare le situazioni di crisi) sia di “falsi positivi” (falsi segnali, in assenza di crisi); essi costituiscono quindi meri indizi che necessitano di conferme probatorie sulla loro fondatezza e che non vanno, conseguentemente, letti e valutati acriticamente dagli organi di controllo.


[1] Il richiamato art. (“Indicatori della crisi”) prevede:

  1. Costituiscono indicatori di crisi gli squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario, rapportati alle specifiche caratteristiche dell’impresa e dell’attivita’ imprenditoriale svolta dal debitore, tenuto conto della data di costituzione e di inizio dell’attività, rilevabili attraverso appositi indici che diano evidenza della sostenibilita’ dei debiti per almeno i sei mesi successivi e delle prospettive di continuità aziendale per l’esercizio in corso o, quando la durata residua dell’esercizio al momento della valutazione e’ inferiore a sei mesi, per i sei mesi successivi. A questi fini, sono indici significativi quelli che misurano la sostenibilità degli oneri dell’indebitamento con i flussi di cassa che l’impresa e’ in grado di generare e l’adeguatezza dei mezzi propri rispetto a quelli di terzi. Costituiscono altresi’ indicatori di crisi ritardi nei pagamenti reiterati e significativi, anche sulla base di quanto previsto nell’articolo 24.
  2. Il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili, tenuto conto delle migliori prassi nazionali ed internazionali, elabora con cadenza almeno triennale, in riferimento ad ogni tipologia di attività economica secondo le classificazioni I.S.T.A.T., gli indici di cui al comma 1 che, valutati unitariamente, fanno ragionevolmente presumere la sussistenza di uno stato di crisi dell’impresa. Il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili elabora indici specifici con riferimento alle start-up innovative di cui al decreto-legge 18 ottobre 2012, n.179, convertito dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, alle PMI innovative di cui al decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 3, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2015, n. 33, alle società in liquidazione, alle imprese costituite da meno di due anni. Gli indici elaborati sono approvati con decreto del Ministero dello sviluppo economico.
  3. L’impresa che non ritenga adeguati, in considerazione delle proprie caratteristiche, gli indici elaborati a norma del comma 2 ne specifica le ragioni nella nota integrativa al bilancio di esercizio e indica, nella medesima nota, gli indici idonei a far ragionevolmente presumere la sussistenza del suo stato di crisi. Un professionista indipendente attesta l’adeguatezza di tali indici in rapporto alla specificità dell’impresa. L’attestazione e’ allegata alla nota integrativa al bilancio di esercizio e ne costituisce parte integrante. La dichiarazione, attestata in conformità al secondo periodo, produce effetti per l’esercizio successivo.