Ivan Fossati

Il pagamento di un debito della società da parte dei soci è un finanziamento indiretto e soggiace alla regola del rimborso postergato

La recente sentenza della Corte di Cassazione n. 20649 del 31 luglio 2019 è intervenuta sul tema della postergazione dei finanziamenti dei soci di cui all’art. 2467, 2° co. cc e sul rapporto tra la disciplina della postergazione ivi prevista e la surroga legale di cui all’art. 1203, n. 1 cc, affermando un principio di particolare interesse pratico.

La pronuncia della Corte prende le mosse dal ricorso di una Curatela Fallimentare avverso la decisione di un Tribunale di merito (Tribunale di Pavia) che, in accoglimento dell’opposizione ex art. 98 lf, aveva ammesso al passivo del fallimento il credito della socia della fallita che, su richiesta della società, aveva provveduto  –prima del fallimento- al pagamento dei professionisti della società decotta.

Il Tribunale aveva, infatti, ricondotto la fattispecie all’istituto della surroga legale ex art. 1203, n. 1, cc (“la surrogazione ha luogo di diritto: 1) a vantaggio di chi, essendo creditore, ancorché chirografo, paga un altro creditore che ha diritto di essergli preferito in ragione dei suoi privilegi”).

La Corte di Cassazione, in accoglimento di uno dei motivi del ricorso, ha però affermato che “il pagamento eseguito dalla controricorrente [socia, nonché dipendente, della fallita] di un debito della società poi fallita (su richiesta di quest’ultima) rientra tra i finanziamenti <<in qualsiasi forma effettuati>>, e comprensivi anche di quelli indiretti, concessi dal socio in una situazione nella quale sarebbe stato ragionevole un conferimento, come tali assoggettati al regime della postergazione a norma dell’art. 2467, 2° co. cc, la quale consente la restituzione di tali finanziamenti ai soci solo dopo che siano stati integralmente soddisfatti tutti i creditori”.

La Corte ha anche affermato che, nel caso concreto sotteso alla sua attenzione, le modalità con cui era stata strutturata l’operazione e in particolare il ricorso alla struttura dell’istituto di cui all’art. 1203 cc erano elusive della disciplina della postergazione, precisando a tal riguardo che “E’ quindi evidente che la socia Bo., nel predisporre la convenzione con la società con modalità tali da farla rientrare nella fattispecie di surroga legale di cui all’art. 1203 cc, n. 1, abbia inteso eludere il regime di postergazione di cui all’art. 2467 cc, ottenendo l’ammissione in privilegio  di un credito che, in quanto rientrante nella fattispecie della norma sopra citata, avrebbe dovuto essere appunto postergato”.

I principi affermati dalla Corte di legittimità sono ispirati dalla esigenza di assicurare il corretto finanziamento delle imprese, scoraggiando la pratica di sostituire i finanziamenti con i conferimenti con conseguente traslazione del rischio di impresa sui terzi creditori (la stessa sentenza in esame richiama in proposito la precedente pronuncia n. 16393/2007), e appaiono coerenti con i particolari diritti di informazione previsti dalla disciplina in tema di srl in favore dei soci che in ogni tempo sono in grado –a differenza dei terzi creditori- di conoscere approfonditamente il reale stato di salute della società.

Alla casistica, già abbastanza ampia (anche in ragione della formulazione letterale “aperta”dell’art. 2467 cc), tra i finanziamenti postergati deve, quindi, aggiungersi, alla luce dell’ultima pronuncia qui esaminata, anche l’ipotesi del pagamento del debito della società da parte del socio tramite lo schema di cui all’art. 1203, n. 1 cc, che è ritenuto elusivo della disciplina della postergazione.

Avv. Ivan Fossati, partner SCF Studio Legale