Alessandra Ferreri

Il Tribunale dell’Unione Europea respinge il ricorso di Chanel contro Huawei

Con decisione del 21 aprile 2021 (Case T‑44/20)[1] il Tribunale dell’Unione Europea ha respinto il ricorso proposto da Chanel contro la decisione resa dalla quarta commissione di ricorso dell’EUIPO relativa al procedimento di opposizione pendente tra Chanel and Huawei Technologies.

Con la decisione impugnata, l’EUIPO aveva respinto l’opposizione proposta da Chanel contro la registrazione da parte di Huawei Technologies del marchio figurativo qui sotto riprodotto per i prodotti ricompresi nella classe 9 della Classificazione di Nizza ed in particolare per materiale informatico:

Logo bianco verticale

L’opposizione è stata basata da Chanel sulle seguenti registrazioni anteriori

Logo nero

rivendicante tra gli altri, alcuni prodotti ricompresi nella classe 9; e

logo nero cerchiato

invocato in quanto rinomato.

La quarta commissione di ricorso dell’EUIPO aveva respinto l’appello presentato da Chanel, ritenendo che il marchio richiesto da Huawei non fosse simile ai due marchi anteriori (il secondo dei quali, come detto, invocato in quanto rinomato) e non sussistesse rischio di confusione per il pubblico.

Il Tribunale, dunque, ha respinto il ricorso presentato da Chanel, confermando la decisione impugnata e la correttezza delle argomentazioni in essa contenute. Esso, in particolare ha osservato che nella valutazione della identità o della somiglianza tra i marchi in conflitto gli stessi devono essere comparati nella forma nella quale sono registrati e richiesti, indipendentemente da qualsiasi eventuale rotazione nel loro uso sul mercato.

Dopo tale preliminare osservazione, il Tribunale ha condotto il confronto tra i segni in conflitto sotto il profilo visivo, fonetico e concettuale.

Con riguardo al primo aspetto, esso rileva che il marchio richiesto da Huawei è un segno figurativo composto da un cerchio che contiene due curve che assomigliano all’immagine di due lettere «u» di colore nero disposte verticalmente e l’una all’inverso dell’altra, che si incrociano e si intersecano per formare un elemento centrale che costituisce un’ellisse orizzontale. Quanto ai due marchi di Chanel, essi sono composti da due curve che assomigliano all’immagine di due lettere «c», di colore nero, disposte orizzontalmente e l’una all’inverso dell’altra, che si incrociano e si intersecano per formare un’ellisse verticale, ove la seconda presenta la peculiarità di contenere le dette curve in un cerchio. Benché essi presentino alcune caratteristiche comuni (come ad esempio un cerchio nero che circonda due curve che si intersecano e un’ellisse centrale formata dall’intersezione delle due curve), le loro differenze visive sono rilevanti cosicché, complessivamente considerati, essi appaiono differenti.

Sul piano fonetico il Tribunale ribadisce le conclusioni contenute nella decisione impugnata secondo cui non è possibile condurre un confronto fonetico tra i marchi in oggetto, non essendo possibile pronunciare i due segni (d’altra parte, le parti non hanno impugnato la decisione sul punto).

Sotto il profilo concettuale, infine, il Tribunale conclude che i marchi a confronto siano differenti in quanto l’immagine trasmessa e percepita dal segno richiesto da Huawei è quella della lettera H (iniziale del fondatore della società richiedente) o comunque di due lettere U che si intersecano.

di Alessandra Ferreri


[1] La sentenza nel testo integrale è reperibile sul Curia al seguente link https://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=240167&pageIndex=0&doclang=EN&mode=req&dir=&occ=first&part=1&cid=6268926