Gian Paolo Valcavi

Quale protezione per la platea dei rider?

La notizia del rider Andrea Tuttolomondo che ha vinto la causa contro Glovo, fornisce lo spunto per alcune riflessioni su come il sistema delle protezioni nel lavoro debba cambiare.

Tuttolomondo, verso cui provo un’istintiva simpatia perché non posso dimenticare come i rider siano stati gli unici ad affrontare la fase più dura del lock-down per consegnarci gli acquisti, è la rappresentazione di un comprensibile desiderio di protezione che, prima di lui, hanno manifestato altri Gig workers, come i lavoratori di Uber a Londra o i riders di Foodora a Torino: si tratta di lavoratori che hanno limitatissime protezioni e che lottano per conservare lo specifico posto di lavoro conquistato con fatica, e che sono spaventati dall’idea di doverne cercare uno nuovo in un mercato del lavoro asfittico per soggetti che hanno competenze generiche e facilmente sostituibili.

 Nel medesimo mercato del lavoro, ma in posizione diametralmente opposta, troviamo soggetti che, inquadrati come lavoratori dipendenti e, quindi, dotati di tutte le garanzie cui ambiscono i rider, sono alla perenne ricerca di un cambiamento e che spesso rifiutano un contratto a tempo indeterminato, poiché non vogliono legarsi ad uno specifico posto fisso, ma vogliono poter scegliere di volta in volta ciò che più soddisfa le loro ambizioni.

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Gian Paolo Valcavi