Ivan Fossati

Responsabilità del datore di lavoro per l’infortunio occorso al dipendente del subappaltatore

Nella sentenza n. 52129/17 la Corte di Cassazione ha affrontato la problematica attinente alla responsabilità del datore di lavoro in relazione ad un infortunio sul lavoro occorso ad un dipendente di una azienda subappaltatrice.

In tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, la Suprema Corta ha, in via preliminare, ribadito che la disciplina dei contratti di appalto, come quella dei contratti di opera e subappalto, è particolarmente rigorosa, prevedendo, la stessa, “un’estensione dei soggetti onerati della relativa posizione di garanzia nella materia prevenzionale”.

Detta disciplina costituisce, come noto, lo sviluppo del principio in forza del quale “il destinatario degli obblighi di prevenzione è costituito garante non solo dell’incolumità fisica e della salvaguardia della personalità morale del prestatore di lavoro ma anche di persona estranea all’ambito imprenditoriale, purché sia ravvisabile il nesso causale tra l’infortunio e la violazione della disciplina sugli obblighi di sicurezza” (cfr. Cass. n. 43966/09).

Ebbene, partendo da tale assunto, la Corte di Cassazione, nella sentenza in commento, è giunta ad affermare che “non hanno alcun rilievo sia ai fini della regolarità della contestazione che dell’affermazione di responsabilità, la posizione del lavoratore vittima dell’incidente dipendente di una ditta appaltatrice e non della ditta dell’imputato, né le mansioni svolte da tale dipendente posto che l’osservanza degli obblighi di sicurezza imposti normativamente prescinde dalla qualità di lavoratore subordinato dell’infortunato, potendo la parte lesa essere anche del tutto estranea al ciclo produttivo o dal mondo imprenditoriale, purché frequenti l’azienda per motivi collegati in qualunque modo all’attività stessa”.

La Suprema Corte ha, quindi, identificato, nell’ente, il “garante” e, cioè, il soggetto sul quale ricade l’onere di gestire, nell’ambito della sicurezza sul lavoro, il rischio e, di conseguenza, di colui “al quale deve essere imputato, sul piano soggettivo, l’illecito, qualora l’evento si sia prodotto nell’ambito della sua sfera gestoria”.

Nel sopradescritto contesto, è stata, quindi, confermata anche la condanna dell’ente ai sensi del D.Lgs. n. 231/2001, essendo ravvisabile, a giudizio della Corte di Cassazione, una condotta “tenuta nell’interesse dell’ente”, nonché la mancata adozione, da parte di quest’ultimo, di un Modello Organizzativo.

Ivan Fossati