Ivan Fossati

Riforma della crisi di impresa e dell’insolvenza: la procedura di allerta tra legge delega e decreti attuativi

Premessa

Facendo seguito alla news del 16 marzo 2018, si procede a dare ulteriore seguito all’analisi delle novità connesse alla riforma della crisi d’impresa e dell’insolvenza, affrontando uno delle maggiori novità: la procedura d’allerta.

La procedura d’allerta

La procedura di allerta (stra-giudiziale e confidenziale) è finalizzata all’emersione tempestiva della crisi e alla sua risoluzione prima che sfoci in insolvenza.

La legge delega 155/2017 che contiene le linee guida della riforma prevede, in proposito, anzitutto, che sia introdotta una definizione di stato di crisi più precisa di quella attualmente contenuta all’art. 160, co. 3, LF, secondo cui «per stato di crisi si intende anche lo stato di insolvenza».

La legge delega prevede, inoltre, all’art. 4, l’istituzione, presso ciascuna Camera di Commercio, di un apposito organismo di composizione della crisi di impresa, nonché un sistema di allerta “interno”, nell’ambito del quale il rilevamento e la segnalazione dei sintomi del malessere aziendale è affidato agli organi di controllo interni (collegio sindacale e revisori), e un sistema di allerta “esterno” nell’ambito del quale il rilevamento e la segnalazione dei sintomi del malessere aziendale è affidato ai creditori pubblici qualificati.

Per favorire l’emersione tempestiva della crisi e agevolarne il componimento, la legge delega prevede anche l’introduzione di misure premiali per l’imprenditore che ricorre tempestivamente alla procedura di allerta.

Con riserva di esaminare nei prossimi articoli il procedimento di composizione assistita della crisi, vediamo ora come la Commissione preposta all’elaborazione dei decreti attuativi ha definito lo stato di crisi e disciplinato il controllo interno e le misure premiali per l’imprenditore che fa tempestivamente ricorso a tale procedimento.

Lo stato di crisi

Coerentemente con le previsioni della legge delega, lo schema di decreto legislativo (“Codice della crisi e dell’insolvenza”) ufficializzato dalla predetta Commissione, identifica, all’art. 2 (Tit. I, Capo I) lo stato di crisi con: “lo stato di difficoltà economico finanziaria che rende probabile l’insolvenza del debitore, e che per le imprese si manifesta come inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte regolarmente alle obbligazioni”.

All’art. 16 (Tit. II, Capo I), il Codice in esame specifica, inoltre, che “1. costituiscono indicatori di crisi gli squilibri di carattere reddituale patrimoniale e finanziario, rapportati alle specifiche caratteristiche dell’attività imprenditoriale svolta dal debitore e rilevabili attraverso appositi indici, con particolare riguardo alla sostenibilità dei debiti nei successivi 6 mesi ed alle prospettive di continuità aziendale, nonché l’esistenza di significativi e reiterati ritardi nei pagamenti (…) 2. Il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili (…) elabora con cadenza triennale, in riferimento ad ogni tipologia di attività economica secondo le classificazioni istat, gli indici di cui al primo comma che, valutati unitariamente, fanno ragionevolmente presumere la sussistenza di uno stato di crisi dell’impresa”.

L’obbligo di comunicazione dello stato di crisi

Al successivo art. 17 (Tit. II, Capo I), il Codice in esame disciplina l’obbligo di segnalazione a carico degli organi di controllo societari, che devono immediatamente segnalare agli amministratori, per iscritto e via pec (o attraverso mezzi che assicurino la prova dell’avvenuta ricezione) l’esistenza di fondati indizi della crisi, assegnando all’organo amministrativo un termine (non superiore a trenta giorni) entro cui riferire sulle soluzioni individuate e iniziative intraprese.

In caso di omessa o inadeguata risposta, o di mancata adozione nei successivi sessanta giorni delle misure ritenute necessarie, lo stesso articolo 17 del Codice in esame prevede l’obbligo a carico degli organi di controllo di informare immediatamente l’organismo di composizione della crisi, anche in deroga all’obbligo di segretezza inerente la carica ex art. 2407 cc. La tempestiva segnalazione all’organismo di composizione della crisi è, peraltro, espressamente prevista quale causa di esonero dalla responsabilità sociale per le conseguenze pregiudizievoli delle omissioni poste in essere dall’organo amministrativo in difformità dalle prescrizioni ricevute, che non siano conseguenza diretta di decisioni assunte prima della segnalazione.

Tale ultima previsione, ci pare di particolare importanza e destinata ad avere un forte impatto sia sulla pratica largamente diffusa (ma stigmatizzata almeno da una parte della giurisprudenza) dei “controllori” di rassegnare immediatamente le dimissioni, abbandonando la società al proprio destino, allorquando ravvisano indici di crisi, forti della efficacia immediata riconosciuta dall’ordinamento alla rinuncia al mandato, sia sul contenzioso, soprattutto in sede fallimentare, relativamente alle possibili azioni di responsabilità nei confronti degli stessi organi di controllo.

Le misure premiali

Di sicuro impatto è poi anche la previsione di cui all’art. 28 (Tit. II, Capo I) del Codice in esame che prevede per l’imprenditore che fa tempestivamente ricorso al procedimento di composizione assistita della crisi misure premiali sia personali sia patrimoniali.

Sotto il primo profilo è, infatti, prevista la non punibilità dell’imprenditore che abbia tempestivamente attivato tale procedimento per tutta una serie di reati contemplati dalla legge fallimentare (artt. 337, 338, 339, 343, 344 e 345 lf) quando il danno cagionato è di particolare tenuità, e la riduzione della pena allorquando l’attivo inventariato, in caso di procedura concorsuale, superi il quinto dei debiti.

Sotto il profilo patrimoniale è invece previsto che:

  1. durante la procedura di composizione assistita della crisi e sino alla sua conclusione gli interessi che maturano sui debiti fiscali dell’impresa sono ridotti alla misura legale;
  2. le sanzioni tributarie per le quali è prevista l’applicazione in misura ridotta in caso di pagamento entro un determinato termine dalla comunicazione dell’ufficio che la irroga sono ridotte alla misura minima se il termine per il pagamento scade dopo la presentazione dell’istanza di cui all’art. 22, o dell’accesso ad una procedura concorsuale;
  3. le sanzioni e gli interessi sui debiti tributari oggetto della procedura di composizione assistita della crisi sono ridotti della metà nella eventuale procedura concorsuale successivamente aperta.

E’ prevedibile che le anzidette misure abbiano un certo peso nella decisione dell’imprenditore di ricorrere al procedimento di composizione assistita della crisi, ma ciò che gioca un ruolo fondamentale pare piuttosto il fine di tale procedimento teso appunto alla risoluzione della crisi stessa.

Nel sistema attuale, nella maggior parte dei casi, l’imprenditore che ricorre per esempio al concordato lo fa quando è troppo tardi, perché la crisi prova a comporla in autonomia, senza l’ausilio di professionisti che possano individuare le soluzioni più corrette, coinvolti invece quando la situazione è già irrimediabilmente compromessa.

Prevedendo l’intervento di professionisti qualificati, il legislatore ha per l’appunto inteso favorire tale obiettivo.

Ma questo argomento sarà approfondito nei prossimi articoli sul tema.

Ivan Fossati